IBF: perché voi dovete andarci e perché io non vorrei andarci ma poi torno contento

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Perché vi consiglio di andare all’International Bike Festival e perché io vorrei non andarci e poi sono contento di esserci stato?

Parto da voi, dei fatti miei magari, e giustamente, nonvunepòfregàdemeno.

Per chi preferisce, al solito c’è il formato video.

All’Italian Bike festival 2025, non mi sto confondendo, International è da quest’anno, vi avrei detto e forse ve lo dissi, ok, una simpatica occasione per toccare con mano alcune bici, tanti accessori e componenti, farsi una pedalata su asfalto o in off road ma, insomma, tanto entusiasmo tra i ciclisti, una certa distanza con troppi espositori.

Ora, con questa edizione 2026, il cambio di passo l’ho toccato con mano.

Non per questo prefisso International, i marchi stranieri ci sono sempre stati, e nemmeno per l’organizzazione dell’evento, con invariate alcune criticità per chi viene a lavorarci, ma per l’approccio degli espositori: molto più professionali, molto più attenti al pubblico, molto più disponibili verso i ciclisti. Solo alcuni, una manciata, hanno conservato la loro altezzosità che però alla fine gli si ritorce contro.

Se questo rinnovato vigore sia figlio del cauto ottimismo che si respira tra gli operatori per un mercato che tiene botta o se arrivi da una, finalmente, trovata consapevolezza che il vero motore del comparto siamo noi che pedaliamo, ora non so dirvi.

Propendo dopo decenni ad attraversare questo nostro mondo a pedali per una combinazione di entrambi.

I numeri rilasciati dall’organizzazione parlano chiaro: oltre sessantacinquemila presenze e posso assicurarvi che con il caldo atroce di quei giorni, beh, serve proprio tanta passione per esserci.

Chiunque è venuto è stato ripagato dal vedere esposte tante belle cose, ma non lì, sul piedistallo, in vetrina e basta.

Ha potuto pedalare, toccare, provare e soprattutto chiedere, informarsi, ricevere sempre una riposta, attenzione malgrado la folla e il gran caldo che, credetemi, ha messo a dura prova chiunque fosse dall’altra parte.

Ha potuto confermare quello che sto raccontando da tempo: le aziende stanno ascoltando i ciclisti e non più calando dall’alto decisioni prese da manager forse bravi a tenere i conti ma che della nostra passione capiscono nulla. Non siamo consumatori: siamo ciclisti.

Siamo, mi ci metto abusivamente pure io, un pubblico attento e preparato che pretende risposte tecniche e provare le bici.

Niente fuffa, niente novità fini a se stesse, ma bici concrete raccontate, spiegate, mostrate e messe a disposizione dei ciclisti da donne e uomini preparati, appassionati, capaci dopo ore di essere ancora disponibili.

Appassionati che vengono a IBF e trovano altri appassionati, tutti a parlare il linguaggio comune dei pedali.

Ora brevemente perché io vorrei non andarci ma poi sono contento di esserci stato.

Potrei mettervi al primo posto il caldo a fermarmi ma no, non è lui.

Io non sono adatto alle fiere, agli eventi, ai press camp, nel senso che io faccio approfondimento, star lì a fare i video brevi mostrando una bici da ferma o dopo averci fatti chilometri non è nelle mie capacità. Ho visto bravissimi colleghi tirar fuori tre video brevi in un’ora, la stanchezza vincere anche i più bravi portandoli all’imprecisione, sulla pletora di scappati di casa che si improvvisano giornalisti non mi pronuncio.

Quindi per me esserci per creare contenuti come si dice adesso ha poco senso. Quel tipo di contenuti intendo e infatti manco mezzo.

Non mi piace nemmeno avere solo poche ore al venerdì mattina per girare tra gli stand prima dell’apertura al pubblico, io sono lento e devo assaporare coi mie tempi.

Infine mettiamoci la location: l’asfalto rovente del paddock del circuito di Misano Adriatico e, non me ne vogliano i romagnoli, la riviera che proprio non mi è mai piaciuta.

E quindi io che fino al mercoledì trifolo mia moglie con la solita tiritera che ma no, mi annoio, fa caldo, il posto è brutto e lei che manco mi risponde perché poi lo sa che al giovedì saliamo in moto e dirigiamo verso la costa romagnola.

E ovviamente a sera le faccio pure una testa così di tutto quello che ho visto in fiera.

Si, visto, perché per buona parte del tempo io vago come un qualunque appassionato, l’unico vantaggio è che posso sfruttare l’aria condizionata della sala stampa per ricaricarmi.

Vero, faccio comunque i press meeting, le presentazioni, le interviste ma più per informarmi io che per creare video o articoli, che comunque arriveranno.

A modo mio però.

Come l’anno scorso scovai quel concentrato di passione e innovazione che sono i ragazzi di Gregario, quest’anno ho scelto di guardare al fenomeno delle trentadue pollici col mio occhio di appassionato.

Nessuna bici senza storia alle spalle, prototipi assemblati per l’occasione, specchietti per allodole perché una trentadue devi averla allo stand.

No, ho cercato l’artigiano, l’appassionato, il tecnico, quello che la bici la crea con le sue mani. L’ho trovato, avremmo dovuto impiegare massimo mezz’ora a fare tutto, siamo stati quasi tutta la mattina della domenica a parlare di tecnica, di bici, di saldature, di lavorazione del carbonio, di assetti, angoli, geometrie: già questo per me è valso il costo del biglietto. Vabbè, l’accesso non si paga, è una metafora, ci siamo capiti.

E ho approfondito un tema che profetizzai l’anno scorso col test della sella Novus boost 3d di Selle Italia, ossia la personalizzazione della sella grazie proprio alla tecnologia 3d.

Non vi dico da Selle San Marco. Sto testando la Allroad Super comfort e avevo pensato di far fare a loro il mio “Come è fatto” per poi montarlo nel futuro video. Ragazzi eccezionali, Matteo è stato di una professionalità encomiabile ma soprattutto è un vero appassionato, terminato il nostro lavoro siamo stati almeno mezz’ora a parlare di bici e solo i tanti impegni ci hanno costretto a tornare al dovere. 

Poi si, ho raccolto tanto altro materiale ma quanto si trasformerà in articoli e quanto invece resterà nel mio archivio di conoscenze ora non so dirvi.

Come non so dirvi quando vedrete qualcosa, ho davanti a me giorni pieni, le bici devo metterle da parte.

Comunque, posso dirvi che si, per un appassionato vale la pena andare; e che io mi lamento e mi lamenterò ma poi lì mi troverete, già sulla via del ritorno guardavo dove poter alloggiare facendo contenta mia moglie…

Buone pedalate

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